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Invertitore Marino guida introduttiva alle diverse tipologie

10 2025

Quando si parla di propulsione nautica, spesso si pensa immediatamente al motore: alla sua potenza, ai consumi, alla tecnologia costruttiva o alle prestazioni massime. Tuttavia, esiste un componente altrettanto cruciale, anche se meno conosciuto dalla maggior parte degli armatori: l’invertitore marino. Questo organo meccanico, apparentemente semplice, rappresenta il vero cuore della trasmissione. Senza di esso, un motore non potrebbe trasferire la propria forza all’elica in modo controllato e, soprattutto, non potrebbe invertire la direzione della spinta, rendendo impossibile qualsiasi manovra.

In ambito nautico, l’invertitore marino è un elemento insostituibile. Che si tratti di un peschereccio, di una barca da lavoro o di un moderno yacht da crociera, il compito dell’invertitore rimane invariato: gestire e modulare la potenza fornita dal motore, trasferirla all’albero dell’elica e consentire la selezione della marcia avanti, della retromarcia e della folle. Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde un universo di configurazioni diverse, ciascuna con caratteristiche peculiari e adatte a esigenze di navigazione differenti.

Nel corso di questo articolo esploreremo nel dettaglio il funzionamento dell’invertitore marino, i motivi per cui è così essenziale, e analizzeremo da vicino le principali tipologie: invertitore parallelo, invertitore angolato, trasmissione V-Drive e sistemi Pod Drive.

 

Che cos’è esattamente un invertitore marino

L’invertitore marino è un dispositivo collocato tra il motore e l’albero dell’elica. Il suo nome rivela la sua funzione chiave: quella di invertire il senso di rotazione dell’albero e quindi dell’elica. Se pensiamo all’uso quotidiano di una barca, questo significa che l’invertitore permette alla barca di andare avanti, di fermarsi mantenendo l’elica disaccoppiata, oppure di muoversi all’indietro.

A differenza delle automobili, nelle imbarcazioni l’invertitore non ha marce numeriche progressive. Il concetto di velocità non dipende dal cambio, ma esclusivamente dai giri del motore e dal passo dell’elica. Pertanto, le funzioni principali dell’invertitore sono tre:

  • avanti: l’elica ruota nel verso di spinta tradizionale;
  • folle: il motore gira, ma non trasmette potenza all’albero;
  • indietro: l’elica ruota nel verso opposto per consentire la retromarcia o frenare.

Oltre a ciò, l’invertitore svolge un altro compito fondamentale: riduce il numero di giri provenienti dal motore, che solitamente è troppo elevato per un’elica. L’elica, infatti, ha bisogno di girare più lentamente ma con maggiore forza (coppia) per muovere la barca in modo efficiente. Per esempio, un motore che lavora a 3000 giri/min potrebbe richiedere un riduttore con rapporto 2:1 affinché l’elica giri a 1500 giri/min, garantendo una spinta adeguata e al tempo stesso evitando cavitazione e perdita di efficienza.

Questo rapporto fra velocità del motore e velocità dell’elica è determinante nel dimensionamento della propulsione. Una scelta errata del riduttore può compromettere consumi, velocità massima, accelerazione e perfino la longevità del motore.

Si potrebbe pensare che l’invertitore sia presente su tutte le imbarcazioni, ma non è così. La sua presenza dipende dal tipo di motore e dalla configurazione della trasmissione. È comunque presente nella quasi totalità delle barche con motori entrobordo, soprattutto quando l’albero dell’elica è montato su una linea d’asse tradizionale.

In particolare, l’invertitore è indispensabile su tutti i motori che:

  • superano i 1000 giri al minuto,
  • necessitano di un modo per invertire il senso di marcia,
  • richiedono un riduttore per adattare la loro velocità massima al regime ideale dell’elica.

Ciò include imbarcazioni molto diverse tra loro:
barche a vela, motoryacht, imbarcazioni da pesca, barche da lavoro, traghetti, barche professionali, moto barche plananti, cruising boat e mezzi commerciali.

Per capire davvero l’importanza dell’invertitore marino, basta pensare a ciò che avviene nei primi secondi dopo l’avviamento del motore. Mentre il propulsore prende vita, l’invertitore rimane “a riposo” in posizione di folle, impedendo all’elica di girare accidentalmente. È un momento delicato, in cui tutto il sistema si prepara alla navigazione ma ancora nessuna forza viene trasferita all’albero.

Solo quando il pilota sposta la leva di comando, l’invertitore entra in funzione. A seconda del tipo di invertitore, questo può avvenire grazie a cavi meccanici, sistemi idraulici o attuatori elettronici. In ogni caso, la sequenza è la stessa:

  1. la frizione multidisco si innesta;
  2. gli ingranaggi si accoppiano;
  3. la potenza del motore viene trasmessa all’asse.

I moderni invertitori idraulici o elettronici garantiscono cambi marcia morbidi, privi di colpi, cosa che in passato rappresentava una delle principali criticità nelle manovre.

Sebbene il mercato offra una grande varietà di modelli, le tecnologie principali possono essere ricondotte a due categorie fondamentali: invertitore meccanico e invertitore idraulico.

Invertitore meccanico

Gli invertitori meccanici utilizzano ingranaggi e frizioni meccaniche per gestire l’inversione di marcia. Sono robusti e molto semplici, pensati per un utilizzo intensivo ma privo di complicazioni elettroniche. La loro struttura li rende ideali per barche da lavoro, piccole imbarcazioni da diporto o barche a vela dove la priorità è l’affidabilità e la facilità di manutenzione.

Di solito sono più economici, richiedono poca manutenzione e possono essere riparati facilmente anche in officine non specializzate. Tuttavia, durante il cambio di direzione possono risultare leggermente più bruschi rispetto ai modelli idraulici.

Invertitore idraulico

Gli invertitori idraulici rappresentano lo standard per motori medio-grandi, soprattutto nel diporto moderno. Il loro funzionamento si basa su frizioni multidisco attivate da un circuito idraulico interno. Ciò consente cambi di marcia estremamente fluidi, silenziosi e progressivi.

Sono la scelta privilegiata per yacht, cruiser, imbarcazioni commerciali e tutte le applicazioni che richiedono comfort e precisione nelle manovre.

Il punto debole è la maggiore complessità: necessitano di una manutenzione regolare, un olio specifico e spesso devono essere assistiti da tecnici qualificati. Tuttavia, quando mantenuti correttamente, la loro longevità è eccellente.

 

Tipologie costruttive: parallelo, angolato, V-Drive e Pod Drive



Oltre alla tecnologia di funzionamento, gli invertitori marini si differenziano per come si integrano nella trasmissione della barca. Questa è una parte cruciale della progettazione navale: la disposizione del motore, l’angolo dell’asse, la distribuzione dei pesi e perfino le prestazioni cambiano radicalmente in base al tipo di invertitore.

Invertitore parallelo: la soluzione più tradizionale

L’invertitore parallelo è la configurazione classica, quella con cui molte persone identificano il concetto stesso di trasmissione marittima. In questo caso, il motore, l’invertitore e l’asse dell’elica si trovano disposti su una linea pressoché retta. L’asse esce dallo scafo con un’inclinazione minima, ideale per ridurre vibrazioni e dispersione di energia.

Questa soluzione è estremamente efficiente: quasi tutta la potenza del motore viene trasferita direttamente all’elica, con pochissime perdite. Per questo motivo è molto amata in contesti dove l’affidabilità viene prima di tutto. Non è raro trovarla su barche da pesca, pescherecci professionali, barche a vela con motore entrobordo e imbarcazioni da lavoro.

Tuttavia, richiede un ampio spazio longitudinale. Il motore deve essere posizionato più avanti, e ciò può influire sulla distribuzione dei pesi o sull’abitabilità interna dello scafo. La semplicità di questo schema, però, lo rende ancora oggi uno dei più amati e utilizzati.

Invertitore angolato: quando la compattezza diventa prioritaria

Gli invertitori angolati, spesso indicati come down-angle, rappresentano un’evoluzione molto interessante del classico invertitore parallelo. In questi modelli, la parte di uscita dell’invertitore è inclinata verso il basso rispetto all’ingresso del motore. Ciò significa che il motore può essere montato in una posizione più orizzontale mentre l’asse scende rapidamente verso la parte inferiore dello scafo.

Il vantaggio principale è l’ottimizzazione dello spazio. L’inclinazione interna consente di ottenere un asse d’elica più orizzontale senza dover inclinare eccessivamente il motore, migliorando la lubrificazione, la silenziosità e spesso anche la stabilità. Inoltre, offre più libertà ai progettisti, che possono collocare il motore più in basso o più indietro, con benefici sul baricentro.

Rispetto agli invertitori paralleli, quelli angolati introducono una lievissima perdita meccanica dovuta all’ingranamento interno, ma la differenza è minima e spesso trascurabile. In molte barche moderne da crociera, questa è la soluzione preferita.

V-Drive: il sistema per chi vuole più spazio e prestazioni

Con il V-Drive entriamo in una configurazione molto più particolare. In questo caso, il motore è montato rivolto verso poppa, il che potrebbe sembrare assurdo a prima vista. In realtà, l’invertitore contiene una coppia di ingranaggi che riportano il moto verso prua e poi lo riconducono all'asse dell’elica in direzione opposta. Il percorso a forma di “V” dà il nome al sistema.

Perché complicarsi la vita?
Per guadagnare spazio, soprattutto interno. Il V-Drive permette di spostare il motore molto indietro, spesso sotto il pozzetto o sotto la plancia, liberando volumi preziosi per cabine, gavoni o sale macchine più compatte.

Questa soluzione è molto amata nelle barche sportive da diporto e nei motoscafi plananti, dove la posizione arretrata del peso migliora l’ingresso in planata e le prestazioni complessive. La barca risulta più reattiva, più veloce nel sollevarsi sull’acqua e spesso più bilanciata.

Il rovescio della medaglia è costituito da una linea d’asse più complessa da mantenere e da una trasmissione leggermente meno efficiente rispetto a un asse diretto. Ma per molti armatori il vantaggio in termini di spazio è semplicemente irrinunciabile.

Pod Drive: la trasmissione del futuro

I sistemi Pod Drive rappresentano la tecnologia più avanzata oggi disponibile nella propulsione manovrabile. Non si tratta di un invertitore separato, ma piuttosto di un sistema integrato in cui l’invertitore è incorporato in un "pod" montato sotto lo scafo e dotato di eliche che possono anche essere controrotanti.

Questi pod sono orientabili e vengono controllati tramite joystick, consentendo manovre incredibilmente precise anche in spazi ridotti. Il sistema permette alla barca di muoversi lateralmente, ruotare su se stessa e neutralizzare gli effetti del vento laterale con una facilità impensabile per le trasmissioni tradizionali.

Dal punto di vista dell’efficienza, i Pod Drive offrono un rendimento molto alto grazie alla loro idrodinamica. Consumano meno carburante, generano meno vibrazioni e riducono la rumorosità. Tuttavia, hanno un costo elevato e richiedono scafi progettati appositamente, oltre a una manutenzione altamente specializzata.

Sono molto diffusi nella fascia medio-alta del mercato, soprattutto yacht tra i 35 e i 70 piedi.

 

Come scegliere l’invertitore marino più adatto



La scelta dell’invertitore ideale dipende non solo dal motore, ma dall’intero progetto della barca. Le esigenze di una barca a vela non sono le stesse di un motoryacht planante, così come le necessità di un peschereccio differiscono da quelle di una barca da crociera. In generale:

  • Se la priorità è la massima efficienza, l’invertitore parallelo rimane imbattibile.
  • Se si vuole ottimizzare lo spazio in sala macchine, l’invertitore angolato è una scelta eccellente.
  • Per barche sportive che puntano a una planata rapida, il V-Drive è molto apprezzato.
  • Se si vuole il massimo del comfort e della manovrabilità, i Pod Drive rappresentano l’opzione moderna più avanzata.

La manutenzione dell’invertitore è indispensabile per garantire la sicurezza e la longevità della trasmissione. Un invertitore trascurato può generare rumori anomali, slittamenti delle marce, aumento della temperatura o addirittura il completo blocco della trasmissione. Le operazioni principali comprendono:

  • controllo del livello dell’olio;
  • verifica del colore e dell’odore dell’olio;
  • ispezione delle guarnizioni e dei cuscinetti;
  • verifica dei comandi del cambio;
  • controllo dell’allineamento tra invertitore e asse.

Un invertitore ben mantenuto può durare molti anni senza necessità di interventi maggiori. Al contrario, un’inversione di marcia brusca o un utilizzo scorretto possono accelerare l’usura dei dischi di frizione.

In conclusione, la comprensione delle caratteristiche di ciascun sistema non è solo utile per i tecnici e per i costruttori, ma anche per gli armatori, che possono così scegliere l’imbarcazione più adatta alle proprie necessità o valutare con consapevolezza la manutenzione e l’assistenza della propria trasmissione.





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